GRANDI NAVI

IL REBUS DELLE GRANDI NAVI

Ho scritto questo servizio -con appendice macchiettistica- quando ancora l’Autorità Portuale ormeggiava – se il bacino di San Basilio era saturo – enormi navi da crociera lungo la fondamenta dei Sette Martiri causando la reazione indignata degli abitanti delle case antistanti che si erano rivolti al mio giornale. Pur essendo ufficialmente indicata come area portuale a tutti gli effetti, il suo utilizzo era rivolto ai maxi-yacht o alle piccole navi fluviali e non ai colossi dei mari come sono oggi le navi da crociera. Sprovvista di allacciamenti elettrici, i cruiser tenevano in funzione per le 24 ore i motori e i generatori causando, non solo rumore, ma una consistente emissione di fumi di combustione. Questo articolo è stato uno dei primissimi segni di quella che sarebbe stata una vera e propria sollevazione da parte dei Veneziani contro la presenza delle grandi navi da crociera in Laguna. Oggi il problema non è ancora definitivamente eliminato, ma la situazione di quei lontani giorni si è di molto alleggerita e in parte risolta col blocco degli accessi. Sostanzialmente però, se è stato un successo per la salute della città e dei suoi abitanti, si è trattato di una gravissima perdita sotto il profilo economico. Aver perduto la risorsa “porto”, dopo la scomparsa del traffico marittimo commerciale legato alla zona industriale di Marghera, insieme alla sopravvivenza precaria del traffico container e dei ferry, è ad oggi un problema assai grave.

Grande cruiser ormeggiato in Riva degli Schiavoni

Grandi navi, grandi polemiche a Venezia. «Ma chi lo ha detto? Polemiche? Ma se almeno su questo siamo tutti d’accordo? Abbiamo triplicato, sono milioni di euro… Venezia… Il futuro… I nostri figli…». Anche solo a toccare l’argomento ti fanno capire che è terreno minato, che ci sono le categorie, che le lobbies sono potenti, che gli interessi in gioco sono grossi. E che qualunque sia, la tua opinione è solo un’opinione, conta per una. Del resto, Venezia è piena di rompiscatole con la bocca piena di vento. Che importanti sono i numeri, i risultati, lo sviluppo, il futuro. La visione giusta dev’essere efficientista, mirare al sodo. Le visioni romantiche, le fibrillazioni etiche, gli isterismi estetici -quando si tirano le somme- non producono che aria.

Dopo tante interviste, dopo aver chiacchierato con persone di varia estrazione, capisco di essere solo. Forse sono l’unico veneziano -“uomo-della-strada“, si diceva un tempo- a sentirmi violentato nella mia venezianità quando tre colossi da 250 metri in fila indiana escono dal canale della Giudecca, sovrastando palazzi, chiese, campanili. Se sono solo, è “evidente” che sono l’unico ad aver torto. E dovrei tacere. Dovrei.

Le eliche toccano il fondale a 20 metri

Eppure, quando passano davanti a Palazzo Ducale sovrastandolo è per me un insulto. Penso: viene invocata la Salvaguardia per un intonaco in calle, e poi guai a non esultare –standing ovation– per i casermoni semoventi che frullano acqua, coscienze e tanti begli euro: c’è in me evidentemente qualcosa di sbagliato. Per altri è un «Che bello!»; una vittoria dell’aggiornata tradizione “dello stupire”, in cui gli antichi veneziani erano effettivamente maestri. E questa, nella nuova “Marcolandia” è un’attrazione in più. Anche sotto il profilo economico, poi, non riescono a convincermi del tutto -nel rapporto costi pagati dalla collettività/benefici per la collettività- che sia il grande affare di cui tanto si dice. E sarebbe interessante avere qualche dato oggettivo “vero” in proposito. «Mah. No, questi accorpamenti non li abbiamo mai fatti. La distinta per nave, per toccata, per mese, non li abbiamo. Qual è l’indotto sulla ristorazione, sugli alberghi del centro storico delle grandi navi da crociera? Domanda interessante…».

Continuo a pensare che l’immensa area di San Basilio potrebbe servire meglio a far fronte a quella che penso sia l’unica, grande, vera chiave per lo sviluppo e per il futuro: rifornire questa città di persone, di cervelli, di braccia, di iniziative. Diversificare, investire, produrre. Qualsiasi economista ti spiega che la rendita di posizione, la stasi parassitaria (meglio detta “politica della cozza“) ha un sinonimo: recessione. E se capita una crisi come Suez, o Guerra dei Sei Giorni, o 11 settembre? Cosa succede? No, a questo non si risponde, sbuffano, ti danno del provocatore.

Un porto efficiente, ben pensato e gestito è una risorsa straordinaria. Chi ne dubita! Ma forse non in Piazza San Marco, forse non per certi tipi di traffico? «Però se le togliamo da là davanti non vengono più, è un prezzo che dobbiamo pagare». Filosofia stringente che per sillogismo ti porta a pensare: «Se mettiamo un postribolo in Palazzo Ducale, sai i soldi che facciamo! La morale, la storia, l’arte? Beh, è il prezzo da pagare».

Due enormi cruiser ormeggiati al Tronchetto

Vedere questi colossali condominii davanti a San Marco, con duemila passeggeri allineati sul ponte -a rendere gli onori, verrebbe da dire- a fotografare la minuscola città dei Dogi sotto di loro, svelata fino Murano, fino a Tessera, spogliata di ogni fascino, annichilita, è, nel bene e nel male, uno spettacolo di grande impatto emotivo. Sotto il pelo dell’acqua tra San Marco e San Giorgio, eliche dal diametro di 4, 5 metri frullano a centinaia di giri al minuto il verde paglierino rendendolo bianco di schiuma, con la forza di un torrente in piena; motori grandi come palazzi di tre piani vibrano insieme allo scafo di metallo, mandando all’esterno minuscole, fittissime increspature; in qualche tratto, davanti alla Ca’ di Dio, può succedere che l’onda si colori di grigio: si è toccato il fondale. I potenti rimorchiatori vanno a pieno regime, frenando l’inerzia di questa massa colossale con le sue migliaia di metri quadrati esposti al vento; ancora torrenti, dall’altro senso, però.

Si passa per il canale della Giudecca, si lascia “in basso” a sinistra la Dogana, “in basso” a destra San Giorgio (la cima del campanile la si potrebbe quasi toccare). Poi, l’infilata della Riva Sette Martiri, i Giardini. Si vira, con i grossi cavi di traino tesi allo spasimo, per Sant’Andrea. Il canale del porto, il mare. Ciao Venezia.

Il Bacino di San Basilio al completo: nelle cinque navi sono possibili 15 mila passeggeri e 5 miila di equipaggio

Quatro ciacole in osteria

L'Ausonia dell'Adriatica di Navigazione (cartolina della società anno 1965)

«Tu cos’hai comprato? Un cavallino di vetro di Murano, gli ho dato poco, 8 euro. E tu? Una meravigliosa T-shirt con la scritta “Venice”. Cos’hai visto? Palazzo Ducale, la chiesa di San Marco, il campanile. Beh, dai, il meglio. Però hai visto cosa costa una bottiglietta d’acqua? Ladri!»
Bepi: «No, signori. Qui non viene da sorridere a nessuno. È una nuova forma di turismo “mordi e fuggi” che non lascia niente. Qualcuno ci fa i soldi senza pagare dazio. Ah, le lobby… Tanto paga Pantalone».
Nane: «Ma va là, ti xe el solito vecio disfattista, sei rimasto a quando a Venezia veniva el Vulcania e el Saturnia della Cosulich. Sarà minga stae navi quele? Navete, roba da migranti».
Bepi: «Ostrega che erano navi! Di lusso, cariche di americani con i dollaroni, quando i dollaroni non erano quelle quattro palanche che sono adesso. E gran signori. Quelli sì che spendevano. Pochi, è vero, ma buoni».
Nane: «Vuoi mettere adesso; in un colpo solo duemila turisti. Danno da mangiare a mezza città: gondolette, fazzoletti da testa, stupidaggini in vetro di Murano -che non le fanno mica più a Murano, ti sa- che costano poco e ci guadagnano un sacco. Poi mangiano: una fetta di pizza, un bicchiere di frutta dei cinesi che costa solo un euro e mezzo, un gelato».
Bepi: «E ti pare turismo questo. A mi i me par un mucio de peociosi. E po’, anche quelli dell’Ascom i dixe che i xe contenti, che xe ben, che quelli delle rive xe quattro rompicogioni. Almeno i ghe cambia un fià el paesagio. Cosa xe, sempre sti San Giorgio, sti San Clemente, sti San Servolo davanti. Xe più moderno cussì».
Nane: «Ma Venezia è una città fragile. Una volta le navi erano solo dei grandi yacht. Ti ricordi quelle bianche con il leone sulla ciminiera. A me piaceva più di tutte l’Ausonia. Sono stato una volta a bordo: non c’era più la classe del Vulcania – che poi el lo gaveva comprà el Loid triestino- ma sempre di gran lusso, dico».
Bepi: «Sì, perchè ti xe vecio. No le gera economiche: l’armamento, eco, quelo ne fregava a noialtri. L’armamento. I greghi, i turchi, lori sì ghe guadagnava, i risparmiava sui camarieri, sui antipasti, su tuto. Adeso, cosa ti vol che i sapia i giovani. Saturnia? Vulcania? Quelle no i le ga mai viste. E se no i sa, come ti fa a spiegarghe. Il mondo, caro mio, è cambiato. Adesso ghe xe le machine, i gira el mondo con i reoplani, ghe xe la televisione. I ghe lava el cervelo e a la gente ghe piaxe. Contenti lori».
Nane: «Però, dico questo. Se ai lancioni fanno pagare il ticket, perché non lo fanno pagare anche alle navi. No, non dico le tasse d’imbarco. In fondo non è la stessa cosa? A me di tutti i soldi che dicono che queste grandi navi che passano in bacino portano non viene neanche un soldo, cosa mi interessa che ci sia qualcuno che ci guadagna. Che se le paghino questi che fa i soldi le scoasse. Loro parlano perché non sentono i rumori, perché non si trovano un palazzo davanti. E po’ i me fa scampar tutti i sievoli dove che vado sempre a pescar mi».
Bepi: «Xe ora che ti ghe la moli. El progreso, dove ti lo meti? Anca se le sbanda e le va torxio in banchina, se romparà qualcossa, do tre piere; ma tanto ghe xe Venezia Nuova che giusta. Lori xe contenti co’ ghe xe qualcossa da giustar. Moto ondoso? Retrogadi! Cossa dixeva el comandante Danunzio: velociter, el motor xe moderno. Ti ti voghi ancora ala valesana, par forsa no ti sta in pìe qua davanti».
Nane: «La civiltà del remo dove la metti. Con cosa si fa la Storica, con i remi, non con i motori. E la gente viene a vederla da tutto il mondo per quello. Se in gara ci fossero motoscafi non verrebbe nessuno».
Bepi: «Ti disi ti! Orpo che idea. La Storica la fa i gondolieri, anca i tasisti podaria farghene una in Canalazo. Che tanto, co i plana, ti sa anca ti, i motoscafi no fa onda».
Nane: «E queste navi da crociera?»
Bepi: «No. Quele no, ghe xe massa ponti».

Il piano dei ponti del SATURNIA (gemello del VULCANIA) della Cosulich
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