Il ragazzo con la Leica al collo

 

Il ragazzo con la Leica

STORIE DI FOTOGRAFIE, VECCHI QUADRI E PAROLE SPARSE
Campo dei Mori - 1967 (Leica III col Summar 5)

  Queste pagine sono una mostra fotografica, e in gran parte sono una retrospettiva. Il mio nome è Sergio Dall’Omo, quest’anno, 2022, compirò 77 anni. Ma parlerò di me -se ti interessa- più avanti. Per il momento ti basti sapere due cose: la fotografia è stata il mio grande amore, la fotografia -insieme con il giornalismo- è stata il mio mestiere.

  Parlare di fotografia? Complicato.  Se oggi si può usare una fotocamera digitale da 36 Megapixel, o persino un cellulare o un tablet, e fare riprese migliori delle Hasselblad, non c’é più storia. A casa poi, qualche ritoccatina con quei nuovi magici software AI (si dovrebbe chiamarla post-produzione, come si è sempre fatto) e… “puff”. La foto? Un capolavoro! Corretto? Eppoi la risoluzione web aiuta.

  Beh, quando ho cominciato io – era il 1961 e avevo 16 anni- disponevo di una antidiluviana Kodak a soffietto e una Leica d’anteguerra di mio zio. Non avevo la più pallida idea di cosa fossero gli obiettivi, le pellicole, l’esposizione, la messa a fuoco. Papà mi diede un po’ di soldi per comprare un rullino per la Leica, e il vecchio Ferruzzi, negoziante in Strada Nova, me lo installò dicendomi “devi fare questo e quest’altro”. Risposi “sì, sì, sì”. Ma non avevo capito niente.

  Io amavo quel “giocattolo”, ero orgoglioso di andarmene in giro con la Leica al collo come i grandi, come quegli eleganti turisti stranieri che si aggiravano per Venezia in quegli anni. Il più delle volte scattavo senza pellicola, giusto per copiare i fotografi veri. Però cominciavo a guardare in modo diverso; studiavo luci, struttura della composizione, l’inquadratura. Ecco, proprio questo è stato l’inizio. Una cosa era sicura:  avevo contratto il virus! Anni dopo, incontrai i grandi fotografi nei libri dello studio di mio zio, l’architetto Enrico Venturini.

  Conobbi Weston, Ansel Adams e Cartier Bresson. Ma fu il libro “Venise des saisons”, che accese in me il fuoco. Gianni Berengo Gardin mi diede la visione giusta. Nel 1973, improvvisamente, la mia vita cambiò e iniziai il percorso per diventare un fotografo professionista, aprendo uno studio.

  Da anni mi ripetevo: devo mettere ordine al mio archivio fotografico. Un po’ la pigrizia e un po’ la quantità immane di materiale mi hanno fatto rimandare di continuo la cosa. Vent’anni fa, mentre stavo costruendo un sito Internet e avevo necessità di illustrazioni, ho scoperto, in una scatola dimenticata, un migliaio di slides che avevo messo da parte negli anni. Si trattava di foto eccellenti, tra le mie migliori, che avevo accantonato per qualche progetto editoriale futuro. Così è nata l’idea. Con un solo rimpianto: la decina di dossier con i negativi in bianco e nero ne contengono centinaia di migliaia e, scomparsi in un trasloco gli scatoloni con i provini, non ho animo di affrontare l’impresa…

La "Saca de la Misericordia" col Casin dei Spiriti (1967) "come fu e come non è più"
Due immagini di altri tempi (1967) dalla casa dove abitava mia nonna e dove sono nato io: il rio della Sensa e l'Abbazia della Misericordia.

LE SEZIONI

FOTOGRAFIA – Questo sito web è strutturato in due parti distinte: la FOTOGRAFIA e l’ARTE. La prima, dopo una introduzione sommaria sulla produzione dell’autore, si arriva al fulcro della sezione, le STORIE dove si narra -partendo da una o più immagini-  di quello che accadeva prima, durante e dopo le riprese: i luoghi, i personaggi, le emozioni, i significati. Un modo più intimo e accattivante di guardare le foto.

ARTE – La seconda tenta di cogliere e approfondire un capitolo prezioso ma poco conosciuto della storia della PITTURA, l’Ottocento a Venezia. Il tema, che è oggetto di divulgazione da parte dell’autore, mostra in maniera organizzata la produzione di quei pittori  che si trovano raramente nei musei veneti. E le cui opere spesso sono sconosciute e non compaiono nei libri di Storia dell’Arte.

Questa sezione riguarda la FOTOGRAFIA e la produzione dell’autore in 50 anni di attività professionale. Nelle sotto-sezioni sono concentrati in maniera sommaria alcuni temi, per arrivare alle Storie: racconti, ricordi, aneddoti, avventure.

Da guardare e da leggere.

In questa sezione, denominata “Conversazioni” per eliminare l’idea che si tratti di “lezioni di storia dell’arte” si affronta il tema della Pittura a Venezia nell’Ottocento. Periodo interessante che può celare qualche scoperta.

Un modesto tentativo di riportarla in vita.

Giacomo Favretto, (1849-1887) - Al Liston

Per spiegarmi meglio, la sezione Arte riguarda essenzialmente “La Pittura a Venezia nell’800”. Si tratta di un capitolo poco conosciuto e non riguarda solo artisti locali: in quel secolo – iniziato col sacco francese, proseguito con una volonterosa matrigna austriaca, e culminato con l’annichilimento savoiardo- sono passati per Venezia frotte di grandi pittori stranieri. Costoro ci hanno abitato; hanno frequentato o persino insegnato all’Accademia di Belle Arti ed hanno prodotto moltissimi veri capolavori. Di costoro non c’è quasi più memoria, se non per l’apparizione -di tanto in tanto- nella grandi aste internazionali. Parliamo di  Manet,  Singer Sargent, Corot,  Renoir, Boldini, Cook, Goodall, Logsdail, fino a William Turner. Ho raccolto nel Pubblico Dominio della Rete centinaia di immagini in buona definizione e le ho organizzate e studiate. Se a qualcuno interessasse, porgo l’invito a sfogliare quelle pagine certo che ci sarà qualche entusiasmante scoperta.

William Logsdail (1859-1944) al Museo di Birmingham, Alabama - Da notare la Porta della Carta senza la statua del Leone con il doge Foscari distrutta da Napoleone e sostituita nel 1885 dall'odierna di Luigi Ferrari.
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